Carrara, Giovedì 2 Settembre 2010  ore 17:51   - Versione Grafica - Versione ipovedenti
Noceto, Castelpoggio e Campocecina

Repetti diede notizia che nel 1816, mentre si tracciava la strada Castelpoggio-Tecchia, venne alla luce un’anfora piena di monete d’epoca romana: Repetti stesso, ed altri studiosi, supposero che il piccolo tesoro fosse un estremo avanzo del bottino strappato ai Romani dai Liguri-Apuani durante una delle molte battaglie combattute in loco. In effetti, che la zona circostante Castelpoggio potesse essere al centro di un discreto dinamismo demografico - organico od occasionale - fin dal II secolo a.C., lo confermano alcuni seri indizi: Marciaso, posto non troppo distante dal paese (anche se nella valle opposta) pare tragga il proprio nome dal Console Marco che nella zona patì una bruciante sconfitta; nei pressi della frazione, secondo le attendibili cronache del vecchio parroco di Pulica, furono rinvenute la tomba di un Centurione e diverse armi risalenti al II secolo a.C.; in «Campus Caesaris», cioè a Campocecina, nel secolo scorso venne alla luce un’ara dedicata a Nerone. D’altra parte i famosi formaggi di Luni, che toccarono perfino l’ispirazione dei poeti latini, dovevano provenire da allevamenti insediati in alti ed ameni pascoli: fatto, questo, che rendeva necessari luoghi d’alpeggio abitabili a quote abbastanza alte e Castelpoggio risponde perfettamente al requisito.
Nei secoli bui successivi alla caduta di Roma, durante i quali i boschi e le limitate risorse agricole e di pascolo furono più che mai base esclusiva di vita, la zona circostante il paese non fu certamente fra le più abbandonate; ma una sicura importanza essa la assunse nel periodo Bizantino-Longobardo quando, come suppone Formentini nel suo bel saggio Mikauria, il confine fra il territorio soggetto ai Bizantini (che miravano a difendere il porto di Luni e la via del Nord) e il territorio soggetto ai Longobardi passò proprio lungo il crinale occidentale della valle del Carrione, lungo la linea Mikauria (Nicola)-Moneta-Castelpoggio.
Finalmente, dal X secolo in poi, dalle supposizioni possiamo volgere ai fatti storicamente provati: la prima notizia documentata intorno al borgo si riferisce all’anno 997 quando, con un contratto rogato in data 30 marzo, il Vescovo Gottifredo cedeva a «Bonisone, qui professus est ex natione sua legem vivere longobardorum» un terreno (che come vedremo oltre era Volpiglione) situato fra «terra de fine Aventise» e «terra de Casa Poici». Da quell’anno le citazioni del piccolo centro si fanno sempre più frequenti e, via via, si precisa anche il toponimo definitivo, che passa attraverso queste deformazioni: Casa Poici in documenti compresi fra gli anni 1085 e 1252, Casaposi o Casposi in altri immediatamente successivi, Castrum Podium fino alla fine del Millecinquecento e, finalmente, Castelpoggio a partire dal XVII secolo.
Non appena la valle del Carrione iniziò il processo di autonomia dal Comitato vescovile e mirò ad organizzarsi in Comune di Valle libero, Castelpoggio si pose all’avanguardia del movimento: nel 1270 «Homines et Comune Casapozi» erano già una realtà politica consolidata: uomini liberi abitanti di un comune libero.
Per circa tre secoli il borgo, che era il più lontano dal centro della valle, rimase un po’ chiuso nella sua ordinata organizzazione vicinale, geloso dei propri beni che, spesso, difese con vere e proprie battaglie dalle ingerenze degli abitanti d’oltrevalle. Questi beni, pascoli e boschi, erano tutto per la comunità castelpoggina che non aveva parte nel possesso degli agri marmiferi; nel primo censimento delle maestranze addette al marmo, redatto nel 1490, non figura infatti alcun suo membro. Questa posizione marginale rispetto al cuore del Comune e questa emarginazione dalla più cospicua fonte di ricchezza locale, se diminuiva l’importanza economica di Castelpoggio non scalfiva quella ad esso derivante dall’essere posto in posizione strategicamente delicata: i Campofregoso di Sarzana e i Malaspina di Fosdinovo, proprio per ciò, tentarono più volte di impadronirsene e i primi a riuscirvi furono i Campofregoso che agli inizi del XV secolo tennero il borgo per un breve periodo.
Tornata libero comunello e passata sotto la signoria dei Malaspina, la Vicinanza conobbe, per almeno due secoli, uno sviluppo crescente. Il decollo si ebbe negli anni che vanno dal 1527 al 1531, quando un certo scompiglio nei rapporti tra le Vicinanze e fra i membri all’interno di queste (causa non secondaria una terribile peste che decimò la popolazione) permise a famiglie, fino ad allora emarginate, di intraprendere attività lucrose e di penetrare in settori prima proibiti: i Castelpoggini riuscirono quasi a monopolizzare un settore allora importante come quello dei Fabbri-Ferrai e, da questo, ad infiltrarsi presto in quello marmifero (il Rosso Antico di Castelpoggio fu un prodotto specifico che la Vicinanza immise poi sul mercato).
Una testimonianza molto eloquente relativa a questo periodo prospero l’abbiamo trovata nell’Archivio di Stato di Lucca (Acta Carraria, in Raccolta Speciale di S. Frediano): è un documento con il quale gli abitanti di Castelpoggio chiedono una nuova chiesa «Ad hoc un in ea Missam possent celebrare, maxime quia in alia ecclesiæ existente alla casa di Pellino, allo pacto non possint pro medietate permanere propter multiplicatione dicti populi».
La richiesta fu esaudita ed anche quella «metà della popolazione» che, come dice il documento, restava fuori dalla vecchia chiesetta, poté entrare in quella nuova, che fu consacrata nel 1584 e resa indipendente dalla Cura di Gragnana, cui apparteneva la precedente.
Nei secoli successivi la Vicinanza continuò a prosperare, ma senza raggiungere mai uno sviluppo demografico tale da farle perdere la caratteristica di paese meno abitato, dopo Noceto, fra quelli del Carrarese. In questi secoli il fatto più incidente nella vita della frazione fu la crescente importanza che venne ad assumere la via Lombarda: Castelpoggio era l’ultima, inevitabile tappa prima del passaggio alla valle opposta.
Fra i paesi del carrarese Castelpoggio è il più scelto e adatto come luogo di villeggiatura: situato in posizione amena e panoramica (alla sua destra corrono le Apuane con le prime alture boscose ed il massiccio roccioso del Sagro; alla sinistra si apre l’ampia visione del piano e del litorale da La Spezia alla Versilia), è circondato da boschi, pascoli e terreni che un terrazzamento ordinato rese coltivabili in epoche in cui il borgo aveva le sue fonti di vita nelle risorse agro-silvo-pastorali e nel discreto traffico che percorreva la via Lombarda. Il nucleo storico del paese è alla sinistra della strada ed era stretto intorno al castello, di cui rimangono estremi avanzi; il caseggiato posto alla destra della via è di sviluppo più tardo e, in buona parte, recente. Contrariamente a quanto è avvenuto in altri paesi, dove l’abitato si è progressivamente allungato lungo l’arteria stradale, a Castelpoggio ciò non si è verificato se non in misura minima, a causa della conformazione del terreno che non lo ha consentito, per cui la struttura del paese rimane abbastanza unita, senza sobborghi isolati. Solo di recente si è avuto qualche insediamento di piccole residenze stagionali.

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