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Bedizzano Nelle più volte citate Tavole di Veleia (I secolo d.C.) si legge: FUNDUM BITUTIANUM A TITO BETUTIO FUSCO; l’iscrizione indica un possedimento (uno dei tanti elencati nelle tavole) ed il suo assegnatario: Betutio Fusco, che diede il nome al fondo stesso: Bitutianum, poi Bediolanum e, quindi, Bedizzano. Oltre al vantaggio di essere vicino ai bacini marmiferi il poggio di Bedizzano aveva quello di essere circondato da boschi ed acque abbondanti. Queste caratteristiche ambientali dovettero assicurare al borgo una discreta vitalità anche nei secoli bui susseguenti alla caduta dell’Impero Romano. La prima citazione del paese, comunque, affiora nel 1035 ed è contenuta in un documento in cui si parla di boschi: particolare che rivela la continuità di una economia silvo-pastorale. Ma la ripresa del marmo, iniziata nel secolo seguente, cominciò a rivivificare l’altra antica fonte di ricchezza della quale il paese aveva goduto in epoca romana. Da un documento del 1430 si apprende che alcuni degli operatori più abili e noti nel settore marmifero erano «de Beditiano» e rispondevano ai nomi di «Pelliccia, Guido di Antonio de Marco, Agostino de Moro». Pochi anni dopo, nel 1490, l’elenco dei Maestri del Marmo conteneva ben 5 bedizzanesi. Il non esclusivo legame con le cave giovò al paese anche da un punto di vista ambientale: il verde abbondante, la quiete, la freschezza del clima estivo, l’abbondanza di selve ed acque, indussero i Cybo Malaspina ed altre famiglie della nascente nobiltà locale a trascorrere in Bedizzano edificanti periodi di vacanze e, per conseguenza, a costruirvi dimore decorose: il palazzotto del Principe e gli edifici che circondano piazza Fratelli Bonuccelli ne sono un estremo avanzo. Nei secoli successivi la vita del paese si svolse tranquilla. Verso la fine del secolo scorso la frazione, e le sue vicinanze, furono spesso teatro di violente manifestazioni di inquietudine sociale (famosi i Fatti del Padre Eterno - 1888 - ed i conseguenti processi che ebbero eco in tutta Italia). Durante l’ultima guerra Bedizzano ebbe quasi il 60 per cento delle case distrutte. Oggi il paese è uno dei più vitali di quelli a monte della città. Illustri bedizzanesi furono Angelo Pelliccia (1791-1883), medico, filosofo, patriota molto noto ed attivo nella vita culturale, scientifica e politica del suo tempo; e Giovanni Morelli (XVII secolo) che per conto di Alberico II condusse attenti studi geologici sulle montagne alle spalle di Massa, dove attivò le prime cave. |