Gaillard soggiorna in città in cerca di spunti e suggestioni per il suo lavoro alla prossima Biennale Internazionale di Scultura.
NEMANJA CVIJANOVIC
Nella sua opera, riflette sul crollo delle ideologie rivoluzionarie e sulla trasformazione della loro immagine nella mentalità collettiva: se Che Guevara è già icona pop per intimo griffato, tanto vale che Marx pianga e la “falce e martello” diventi un oggetto per la devozione popolare. E che dire dell’Europa? Ecco allora che Cvijanovic ci restituisce il ritratto impietoso della comunità europea in The sweetest dream: solo apparentemente una bandiera dell’Unione in cui le stelle vanno a formare la fisionomia ben nota della svastica. Nemanja intende l’arte come comunicazione politica e qui la sua condanna non lascia possibilità d’appello. Il dolce sogno della fratellanza tra popoli uniti nel segno dell’antifascismo assume i contorni inquietanti dell’autoritarismo più bieco.
Cvijanovic è nato a Rijeka (HR) nel 1972. Vive e lavora a Venezia dove ha compiuto i suoi studi. Nel suo curriculum annovera numerose mostre collettive e personali in Italia e all'estero, tra le quali ricordiamo: Untitled, Ex Faema, Milano, (2005); Gemine Muse, Museo del Territorio Biellese, Biella, (2005); The Sweetest dream: Unity and dissonance in Europe, SPACE, Londra, (2006); All right!, Galleria T293, Napoli; Spritz Time!, Fondazione Bevilacqua La Masa,Venezia, (2007), e per finire Studio Visit, Galleria Comunale di Arte Contemporanea, Monfalcone, (2009).
La sua opera è oggi in mostra in Viva l’Italia! presso la Galleria Astuni di Bologna fino al 7 febbraio 2010.
SANTIAGO SIERRA
Artista di fama mondiale è conosciuto per le sue opere scomode e destabilizzanti realizzate dentro e fuori gli spazi dell'arte. Le sue performance mettono sotto i riflettori il rimosso della società e costituiscono pertanto una critica accesa all'indifferenza verso le realtà volutamente dimenticate dalla società. La sua non è un'innocua messa in scena: Sierra arriva infatti a coinvolgere nelle sue azioni proprio i protagonisti di quel mondo di miseria, emarginazione e discriminazione che teniamo ben nascosto sotto al tappeto. In realtà Sierra mira in tal modo a uno scuotimento dello spettatore che lo costringa a prendere posizione rispetto ai problemi che le sue opere sollevano. Nel 1999, per esempio, ha pagato un gruppo di giovani disoccupati cubani per farsi tatuare sulla schiena una lunga linea nera; ha scandalizzato poi il pubblico della Biennale di Venezia del 2003 impedendo l'accesso al padiglione spagnolo a chi non avesse un passaporto iberico; e per finire, nel 2006, una sinagoga tedesca è stata per mano sua riempita da esalazioni di monossido di carbonio, suscitando le ire della comunità ebraica che ha bloccato l'azione in atto.
Santiago Sierra è nato a Madrid nel 1966, ma è residente a Città del Messico dal 1995. Nella sua opera si muove ai confini tra minimalismo, performance, video e fotografia. Oltre al suo intervento alla 50esima Biennale di Venezia, ricordiamo, nel 2004, The first verse of the Marseillaise played uninterruptedly for one hour al Centre d’Art Contemporain de Bretigny e 300 Tonnen alla Kunsthaus di Bregenz; nel 2009 Death counter al Hiscox Insurers di Londra e Ponticelli al Madre di Napoli.
É tutt'ora in corso il No, Global tour: il viaggio in camion della scultura di Sierra raffigurante a lettere cubitali la parola “no” che toccherà le principali capitali europee per terminare a Madrid.
CAI GUO-QIANG
Rappresenta la punta di diamante dell’arte cinese.
Artista celeberrimo in tutto il mondo, vincitore del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1999 e della settima edizione dell’Hiroshima Art Prize nel 2007, Cai Guo-Qiang si muove al crocevia tra Oriente ed Occidente, tra arte e politica, tra tradizione e contemporaneità.
Simboli, tradizioni come quelle del Feng Shui e la medicina cinese, e ancora draghi, animali impagliati, esplosivi, sono solo alcuni dei materiali che l’artista manipola nelle sue opere.
La sua ricerca si nutre del paradosso dei contrari della filosofia taoista: morte e vita, terrore e bellezza, distruzione e rinascita sono pertanto i poli che reggono il fluido equilibrio di tutta la sua poliedrica produzione.
Tra le opere più suggestive, Head on: centinaia di lupi imbalsamati che corrono verso un muro di vetro per schiantarsi e cadere inermi al suolo, emblematica metafora della corsa pazza dell’uomo verso le ideologie che trova sempre un brusco arresto nella realtà. Oppure Innopportune: Stage one in cui otto automobili, sospese in aria, sono attraversate da tubi di fibra ottica che fingono una surreale esplosione.
Non da ultimo Venice’s Rent collection Courtyard, lavoro realizzato per la Biennale di Venezia del 1999 che gli è valso il prestigioso premio, costituito da una serie di sculture in argilla riproducenti la più famosa opera d’arte della Cina di Mao Zedong.
Ma è senz’altro l’amore per la polvere da sparo incendiata che costituisce il filo conduttore dell’intero suo lavoro. Cai Guo-Qiang inizia a servirsi del materiale esplosivo nei Gunpowder drawings, quadri e disegni su carta di riso in cui è la traccia lasciata dalle fiammate a costituire l’opera. L’artista passa poi alla realizzazione di spettacoli pirotecnici a grande scala - Projects for extraterrestrials - durante la sua permanenza in Giappone alla fine degli anni Ottanta. Ed è proprio l’uso dei fuochi d’artificio, culminante nella cerimonia di apertura dei giochi olimpici di Pechino dell’estate del 2008, che ha consacrato Cai Guo-Qiang al grande pubblico. Consacrazione confermata anche dallo stupefacente record toccato da uno dei suoi disegni, venduto alla bellezza di 9,5 milioni di dollari.
Grazie al fuoco Cai introduce nel suo lavoro l’elemento del caso e dell’ignoto: qualcosa che sfugge al controllo e che è il vero artefice delle sue caleidoscopiche alchimie. È questo, infatti, che suscita l’interesse dell’artista: quell’attimo prima dell’esplosione in cui il risultato è imprevedibile. D’altronde, ricorda Cai, come dimenticare che tutto l’universo conosciuto è frutto di una terribile, immensa esplosione? Sono esemplificative di questa ricerca i grandi fuochi d’artificio come Transient Raimbow realizzati a New York nel 2002 o, più di recente, Fallen Blossoms: Explosion Project, presentati a Filadelfia nel 2009.
Cai Guo-Qiang è nato nel 1957 nella provincia cinese di Fuijan. Tra il 1985 e il 1995 ha vissuto in Giappone per poi trasferirsi a New York, dove attualmente vive e lavora. Ha partecipato a prestigiose rassegne internazionali, tra cui: Third Biennale de Montréal, Montréal, Canada (2002); Alors, la Chine?, Centre Pompidou, Parigi (2003); Hiroshima Art Prize, Hiroshima, Giappone (2007).
La sua retrospettiva Cai Guo-Qiang: I want to believe realizzata al Solom R. Guggenheim Museum di New York è stata esportata prima al National Art Museum of China nell'agosto 2008, e poi al Guggenheim di Bilbao nel marzo del 2009, strabiliando tutto il mondo.
Cai Guo-Qiang non è solo artista: nel 2005, infatti, ha curato il padiglione cinese alla 51esima Biennale di Venezia. Per finire nel 2008 Cai Guo-Qiang ha diretto lo spettacolo pirotecnico in apertura delle Olimpiadi di Pechino. Attualmente è in mostra al Fine Art Museum di Tapei fino al 21 febbraio 2010.
CYPRIEN GAILLARD
Un nostalgico romantico, un amante delle rovine che immortala nelle sue opere il fascino di un mondo in decadenza, così potremmo definire la rivelazione dell'arte francese, il giovane Cyprien.
E se già il regista Mattiew Kassovitz nel suo tragico film “l'Odio”(1995) ci raccontava le banlieu parigine, che di lì a poco esploderanno in guerriglia urbana, è solo con Galliard che esse trovano la loro legittimazione estetica.
Viaggiatore senza posa, artista a 360° che spazia dalla fotografia alla pittura, dal video alla performance, passando per le installazioni e la scultura, Gaillard nutre nei confronti dell'architettura popolare in decadenza lo stesso sentimento che provavano i paesaggisti dell'Ottocento per le antiche rovine: una sorta di fascinazione per le vestigia del passato e per quello che esse hanno rappresentato nella storia dell'umanità.
L'ammirazione per le grandi unità abitative che hanno ridisegnato il profilo delle metropoli è ben leggibile pertanto nelle sue opere, quali il video Desniansky Raion, nella serie Cairns (2008), o ancora in quella di Geographical Analogies (2006-2008). Contribuisce alla sensazione di spiazzamento di alcuni dei suoi video l'ipnotica colonna sonora realizzata dal musicista francese Koudlam.
Cyprien si preoccupa della perdita di memoria che consegue alla demolizione di questi significativi esempi di architettura modernista: così, nel suo già citato Desniansky Raion, l'artista accosta alla distruzione di palazzi moderni immagini di repertorio del salvataggio del tempio di Abu Simbel in Egitto. Le grandiose sculture volute dal faraone Ramses II sarebbero scomparse, inondate dalle acque del Nilo a seguito della costruzione della diga di Assuan, se non fosse stato per la coraggiosa decisione di sezionare l'intero complesso in blocchi numerati, per poi ricostruirlo - letteralmente pezzo per pezzo – poco distante. I lavori furono guidati da un gruppo di esperti Carraresi quali l’ingegner Osvaldo Giannetti, Nardo Dunchi, Carlo Andrei assieme all’ingegner Angelini di Sarzana.
Questa storia è per Cyprien emblematica della volontà dell'uomo di preservare le testimonianze del proprio passato, anche a costo di imprese al limite del possibile. La stessa attenzione che si ha per l'antichità, andrebbe, secondo l'artista, dedicata all'architettura moderna. Nasce quindi da qui la sua idea di costituire un grande «parco delle rovine» in cui preservare la memoria dei grandi monumenti ed edifici dimenticati dalla contemporaneità.
Suo anche il film Crazy Horse (2008): un tributo, immerso nella litania elettronica di Koudlam, alla titanica costruzione della scultura più grande del mondo: il memorial a Cavallo Pazzo nelle Black Hills nel Sud-Dakota, commissionato nel 1948 dai Sioux allo scultore Korczak Ziólkowski (1908–82), in onore del loro leader e di Madre Natura. L' opera è letteralmente scavata nella roccia grazie all'uso della dinamite e alla morte dello scultore è stata proseguita dai suoi familiari che tutt'ora portano avanti il lavoro.
Cyprien Gaillard è nato a Parigi nel 1980, vive e lavora a Berlino. I suoi lavori sono stati presentati, tra l’altro, alla Biennale di Lione (2007) e di Berlino (2008); al Centre Pompidou di Parigi (2006); al Museum Boijmans van Beuningen di Rotterdam (2007); ad Art Unlimited - Art Basel (2007); alla Tate Modern di Londra (2009). Attualmente è in mostra, nuovamente a Londra, presso la Gagosian Gallery per Crash: la collettiva dedicata al grande scrittore J.C. Ballard.
INFO
XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara
c/o Teatro degli Animosi – Piazza Cesare Battisti, 54033 Carrara – Italy
Tel. +39 0585 641477
E-mail: biennaledicarrara.press@gmail.com
Sito: www.labiennaledicarrara.it